Nel 2016, Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, annunciava come, dopo dieci anni di sviluppo, il focus aziendale si sarebbe spostato dalla ricerca in tema di ottimizzazione mobile dell’algoritmo (SEO mobile) all’intelligenza artificiale (AI).

E alla fine arriva BERT

Per anni si sono date per scontate pratiche di scrittura SEO che si concentrassero sulla lunghezza dei testi e sulla disposizione e ripetizione ossessiva delle keyword, comportamenti ad oggi ancora considerati validi al fine di compiacere i bot dei vari motori di ricerca e scalarne il ranking.
Nell’ottobre del 2019 Google ha però annunciato il lancio su scala globale, avvenuto il 9 dicembre successivo, di BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers), l’ultimo aggiornamento del suo algoritmo. Questo è un sistema per l’elaborazione del linguaggio naturale, cosa che permette al sistema di contestualizzare una parola all’interno di un discorso scritto o parlato al fine di capire con maggiore precisione cosa l’utente stia cercando. Per fare ciò, Google si affida ad una rete neurale artificiale che tenta di simulare quanto più verosimilmente possibile il funzionamento dei neuroni nel loro modo di comunicare tra loro.

Robin Williams ne "L'Uomo Bicentenario", storia di un'intelligenza artificiale che diventa più umana dell'uomo stesso.

Un ecosistema complesso

Google nasce tra il 1997 e il 1998 come motore di ricerca e, nel tempo, impostosi come vero e proprio standard, ha espanso il proprio ecosistema integrandolo di anno in anno con servizi nuovi, arrivando nel 2015 a costituirsi come Alphabet, una holding cui fanno capo Google LLC e altre società controllate.
Tra i tanti servizi che negli anni sono andati ad aggiungersi alla Search troviamo oggi, ad esempio, Assistant e Discover. Il primo è l’assistente vocale di Google, presente all’interno di tutti i device della galassia android e profondamente integrato col campo della domotica. Il secondo, Discover, è una newsfeed integrata nell’app di Google che va a gestire il flusso di notizie personalizzate cui ognuno di noi ha accesso dal proprio smartphone in base ai nostri effettivi interessi. Se a questi aggiungiamo Youtube, Google Maps, Google Shopping, Google News, Google Hotel Finder ecc, capiamo immediatamente come l’ecosistema di Mountain View si sia articolato in così tante direzioni e campi diversi da poterci conoscere e riconoscere in tutti i nostri comportamenti principali, dalle scelte che facciamo in ambito di intrattenimento a quelle lavorative, famigliari e via dicendo, con lo scopo di fornirci risposte sempre più pertinenti per ogni tipologia di bisogno.

Al netto delle considerazioni di stampo morale ed etico, se Google è in grado di andare così a fondo nel suo tentativo di fornire all’utente le risposte più pertinenti alle proprie necessità, qual è l’orizzonte per l’esperto SEO di oggi e domani? Il suo obiettivo dovrà sempre essere quello di creare contenuti che Google Search reputi pertinenti, partendo da uno studio approfondito dei bisogni dell’utente. Chiedersi cosa cerchino gli utenti e come soddisfarne le richieste, potrebbe non essere più sufficiente.

Google Discover aggiorna il proprio algoritmo integrando BERT

SEO 2020: contenuti pertinenti e di qualità per l’ecosistema Google

Pertinenza e qualità: sono le due parole d’ordine per piacere non più soltanto a Google Search, bensì a tutto l’ecosistema, dalle piattaforme più orizzontali come Assistant e Discover a quelle più verticali elencate sopra. Creare contenuti che possano posizionarsi non su una ma su tre o più piattaforme triplica le occasioni di esposizione, rendendo ancora più fondamentale e prezioso il lavoro in chiave SEO. Ma come fare per rispondere a questa nuova sfida/opportunità lanciata dal gigante californiano? Non è più sufficiente riempire di keyword lunghi e ripetitivi articoli, bensì occorre impegnarsi a produrre video, immagini, podcast e contenuti multimediali di qualità, così che possano essere ritenuti appetibili tanto dalla search quanto dalla newsfeed o dall’assistente vocale, i cui ranking ora sono governati dal sopracitato BERT.

Regola fondamentale: essere esaustivi

Un contenuto pertinente è, per iniziare, un contenuto esaustivo. Se ricerco “cane” su Google, esaustivo sarà ritenuto quel testo che oltre a definirmi il significato della parola mi fornirà approfondimenti sulla storia della specie e sulle razze al suo interno con l’utilizzo, oltre che di testi, di immagini, podcast e video correlati. Scrivere un articolo diventa quindi conseguenza dell’aver studiato come esaurire più possibile un argomento restando attinenti a cosa alla gente interessi effettivamente. L’utilizzo di media diversi piace all’algoritmo perché ugualmente piace alla gente, che tra un articolo solo testuale e uno multimediale tende ad apprezzare sempre di più il secondo.

Il progetto a lungo termine dell’esperto SEO è quello di trasformare semplici contenuti in vere e proprie risorse in grado di rispondere ai bisogni delle persone nel tempo.